Frozen shoulder o spalla congelata: di cosa si tratta?

La capsulite adesiva, nota più comunemente con il termine di spalla congelata, è un’infiammazione aspecifica della capsula articolare della spalla caratterizzata da una progressiva perdita dell’articolarità a causa della perdita di flessibilità della capsula. Come ci ha spiegato il dott. Fulvio Modonesi, responsabile insieme al dott. Franco Rossi dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia sez. I dell’Istituto Clinico Città di Brescia, “può essere idiopatica o secondaria a traumi dell’articolazione e interventi chirurgici; l’incidenza di tale disordine è maggiore fra i 40 e i 60 anni e fra le donne che hanno un rischio doppio rispetto agli uomini.

Fattori di rischio sono principalmente diabete mellito insulino, ipotiroidismo e malattia di Parkinson. La causa ha origine infiammatoria: per la maggioranza dei casi è dovuta ad una borsite oppure ad artrite reumatoide, sindrome della spalla di Milwaukee, tendinite calcifica, postmastectomia. Fra i sintomi e segni clinici si riscontrano dolore, impedimento di normali movimenti della spalla e progressiva perdita di articolarità in assenza di traumi noti”.

La diagnosi per chi è affetto da capsulite adesiva è spesso difficile, ci ha spiegato il dott. Modonesi: per evidenziare depositi calcifici o escludere altre patologie può essere utile sottoporsi a radiografie in proiezioni standard. La riabilitazione consiste in attività finalizzate al recupero dell’articolarità: il trattamento prevede massaggi e con esercizi fisici che lentamente abituano nuovamente la persona al movimento divenuto più problematico. Utile associare anche una terapia farmacologica per cui, generalmente, si somministrano corticosteroidi. Il processo di recupero è solitamente lento e può richiedere più di due anni. Dopo dodici mesi però, se i sintomi non dovessero migliorare con il trattamento, può essere indicata la mobilizzazione in anestesia o l’artrolisi artroscopica”.

 

X