Gli incidenti in moto sono la prima causa di lesioni nervose del plesso brachiale

"Il plesso brachiale - ci ha spiegato il Dott. Ignazio Marcoccio, specialista in Chirurgia della Mano e Microchirurgia dei Nervi dell’Istituto Clinici Città di Brescia - è un insieme di nervi che collega e trasmette segnali tra la colonna cervicale e gli arti superiori (spalla, braccia, mani). È un sistema che fornisce tutta l’innervazione sia sensitiva, sia motoria, dell’arto superiore e ci permette quindi di muovere l’arto durante le nostre attività del quotidiano. Le lesioni del plesso brachiale, data la loro complessità, sono curate in pochi centri in Italia: interessano generalmente i giovani soprattutto a seguito di traumi ad elevata energia cinetica in cui, a seguito di un importante trauma, si verifica una distorsione tra collo e spalla, i nervi tendono a stirarsi o, nei peggiori dei casi, a strapparsi.

Gli incidenti in moto, purtroppo, sono la prima causa di lesioni nervose del plesso brachiale. Conoscendo la tipologia di persone che abitualmente utilizzano la moto (generalmente giovani e ragazzini), l’età dei pazienti colpiti da questo genere di traumi ha un picco di massima incidenza tra i 15 e 30 anni. Si tratta di lesioni che diminuiscono col progredire dell’età perché da un lato si ha un po’ più di buon senso nel guidare la motocicletta e dall’altro si è certamente più prudenti, anche se si tratta di incidenti che possono accadere sempre e a chiunque considerata l’instabilità intrinseca di una due ruote. Queste lesioni del plesso brachiale, che comportano anche significative ripercussioni psicologiche, prima dell’avvento del casco, erano meno gravi e con prognosi decisamente più favorevoli. Questo perché, prima dell’avvento dell’obbligatorietà del casco anche per i maggiorenni avvenuta il 30 marzo del 2000, la maggior parte di questi malcapitati moriva per lesioni traumatiche cerebrali. Non arrivavano, pertanto, neppure all’osservazione del chirurgo, cosa che invece, purtroppo o per fortuna, avviene oggi. Col casco ci si salva la vita ma si riportano lesioni gravissime e con una prognosi peggiore rispetto a qualche tempo fa.

La chirurgia con cui si riparano queste lesioni è molto complessa, ma al tempo stesso può restituire, nei casi più fortunati, una dimensione di vita accettabile con un recupero per lo meno parziale dell’arto danneggiato”.

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