Il concetto “SMART” nel trattamento integrato della scoliosi idiopatica giovanile

La scoliosi idiopatica giovanile (SIG) è una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale che si torce nei 3 piani dello spazio, espressione di una sindrome complessa e ad eziologia spesso multifattoriale. Come ci ha spiegato il Dott. Maurizio Falso, Responsabile dell’Ambulatorio Fisiatrico della Grave Disabilità Infantile e delle Patologie dell’Età dello Sviluppo dell’Istituto Clinico Città di Brescia, “nella cura di questa patologia lo specialista non può scindere il rapporto esclusivo che ha la possibilità di instaurare con il paziente dal supporto tecnico ortopedico e fisioterapico di chi può arricchirlo di soluzioni ed idee. Ed è per questo che si è arrivati al concetto SMART, intelligente e abile, di approccio al paziente affetto da scoliosi, in cui il cervello sembrerebbe non ragionare in termini di semplice centrale di controllo e attivazione di una contrazione muscolare ma in qualità di vero ed intelligente centro di processazione ed elaborazione di schemi motori integrati (interdipendenti), coordinati ma soprattutto dinamici e pertanto modulabili e suscettibili di modificabilità.

È su questi presupposti che cinque anni fa l’intento di offrire ai nostri pazienti portatori di SIG o “scoliosi idiopatica giovanile” ha portato alla nascita di un corsetto che sposasse la necessità contingente della valenza tecnico riabilitativo del busto ortopedico con il massimo grado di compliance ed accettazione dello stesso: un corsetto propropriocettivo e proriabilitativo.

Abbiamo chiesto al Dott. Falso, in cosa si differenzia il corsetto ortopedico ideato rispetto agli altri già presenti sul mercato. 

“La maggior parte dei corsetti ortopedici vengano concepiti per condurre progressivamente l’asse vertebrale ad un riallineamento mediante un meccanismo reciprocante ossia di «spinta e fuga», non sempre ben controllabile e prevedibile negli effetti che ne derivano istante per istante nella sua azione. In secondo luogo, non possiamo assolutamente ignorare il peso ed ingombro che li rendono spesso poco accettati dal nostro giovane paziente, incidendo in maniera forte sulla immagine del sé e sulla qualità di vita quotidiana dello stesso. Dal punto di vista meramente tecnico non possiamo altresì ignorare la frequente scarsa duttilità dei materiali con cui vengono generalmente realizzati i corsetti ortopedici e la non sempre condivisibile procedura di realizzazione degli stessi”.

Quali sono, invece, le caratteristiche del corsetto ortopedico da lei ideato?

“Il corsetto si presenta all’attenzione dell’utente come un corsetto dinamico, duttile da un punto di vista strutturale e dotato di un elevato valore pro-propriocettivo e pro-riabilitativo. Il suo utilizzo ha come obiettivo quello di guidare il paziente che lo indossa ad una rapida e facilitata acquisizione del senso di posturalità e del core stability (controllo stabile del tronco). Privo di pelote di spinta e aree di fuga, questo tipo di corsetto ortopedico abbandona il concetto della progressiva correzione dell’allineamento assiale imponendo al rachide meccanicamente e percettivamente un assetto tridimensionale in correzione già prefigurata dal tecnico all’atto del modellamento del calco in negativo; ciò determina la assenza di vuoto inevitabile tra cute e corsetto. La resina utilizzata per la sua fabbricazione, inoltre, lo rende leggero e poco ingombrante, costituendo per il paziente una sorta di «seconda pelle», ottimamente accettata e tollerata nella quotidianità”.

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